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Marco Becca: “Essere un business angel consente di essere sempre sulla frontiera dell’innovazione”

  • 24 Aprile 2020
  • Redazione
  • Punti di Vista

Marco, responsabile della Business Unit Online Business and Sport Betting in Lottomatica, spiega perché ha deciso di entrar a far parte di IAG nel 2012: un’opportunità che permette di apprendere costantemente dal mondo delle startup, trasferendo anche nel proprio lavoro la carica innovativa rappresentata dai giovani imprenditori e dai modelli di business che propongono. Restituendo in cambio quell’esperienza necessaria per il successo di un progetto imprenditoriale.

 

Qual è il tuo background?

Sono ingegnere elettronico, e dopo un paio di anni di lavoro ho conseguito un master MBA.
Ho lavorato in consulenza (Mc Kinsey) per i primi anni della mia carriera ed in seguito ho lavorato nei settori Telco (Vodafone e BT) ed Insurance (Allianz) per circa 15 anni. Attualmente lavoro in Lottomatica, dove sono responsabile di una Business Unit e dei progetti di trasformazione digitale.

 

Perché hai scelto di far parte di IAG?

Ho sempre avuto una grande passione per l’innovazione, e mi sono progressivamente interessato al mondo delle startup. Circa 8 anni fa sono entrato in contatto con IAG tramite una ex collega, e sono rimasto subito colpito dalla varietà delle persone e dalla qualità dei progetti presentati.
IAG mi consentiva di realizzare i miei obiettivi di Angel investing:
– Avere una finestra qualificata sul mondo dell’innovazione.
– Poter contribuire a creare qualcosa di buono, mettendo in campo le mie skill, il mio network e un po’ di capitale.
– Poter avere un ritorno economico nel medio/lungo termine.

 

Cosa apprezzi di più dei servizi offerti dalla vita associativa IAG?

Il network di soci in sé è il più grande valore di IAG, in quanto consente uno screening efficace delle opportunità, facendo leva su un mix di competenze diverse e distintive.
Il processo di screening, ora molto più strutturato, consente di mettere a frutto al meglio questo network, e selezionare le opportunità effettivamente più interessanti.
Inoltre, il lavoro fatto negli anni per qualificare IAG come membro attivo e rispettato nell’ecosistema dell’innovazione è un asset importantissimo, su cui stiamo costruendo sempre di più.
Infine, apprezzo molto anche le sessioni formative focalizzate di volta in volta su specifici argomenti di interesse per gli Angels.

 

Cosa è secondo te un business angel? 

Un Angel è un investitore professionista e professionale, in grado di dare valore aggiunto al capitale investito tramite competenze, network, esperienza. L’Angel è una persona che sa stare al proprio posto (quello dell’investitore attivo), che non si sostituisce al management (la tentazione a volte ci sarebbe…) ma che sa intervenire proattivamente quando crede che ce ne sia il bisogno.
E forse sì, è anche un amico, nella misura in cui sa dire la verità e dare i giusti feedback alla startup, anche quando deve dire cose “scomode”.

 

Se potessi tornare indietro, quali sbagli non rifaresti nei tuoi investimenti?

Cercherei di valutare con più attenzione il team e la capacità di execution, cercando di non innamorarmi solo dell’idea. In questi anni ho capito che l’idea di business in sé è solo uno degli ingredienti, e forse neanche il più importante. Come ho imparato nella mia carriera lavorativa, conta moltissimo l’execution, la capacità di costruire e gestire un team con le competenze giuste, coeso, resiliente, ed avere la capacità di cambiare strada imparando dagli errori.
Le startup di successo, spesso, sono arrivate dove non pensavano proprio di andare.

 

Come è cambiato il tuo modo di lavorare da quando sei business angel?

È cambiato in meglio, ed è forse stato l’aspetto più gratificante della mia esperienza con IAG. Essere Angel mi consente di essere sempre sulla frontiera dell’innovazione, di vedere in anticipo nuovi trend e nuove idee: chiamiamo spesso le startup interessanti in azienda, e testiamo i loro approcci quando opportuno, realizzando piccoli test e progetti assieme. Inoltre, confrontarsi con le startup vuol dire anche vedere come i giovani sanno mettere in campo nuovi modelli di business, nuovi modi per fare le cose. Questa capacità è preziosissima in azienda, dove spesso i processi sono stratificati e tradizionali, e si seguono strade conosciute, senza pensare che potrebbero essercene di diverse. Insomma, una sorta di coaching di “pensiero laterale”. Soprattutto ora, in uno scenario post COVID, sento chiara l’opportunità che abbiamo davanti per ridisegnare il modo di vivere e di lavorare del nostro paese e del mondo. Sono certo che dall’energia, dall’entusiasmo e dalle idee dei giovani startupper la nostra società potrà avere un nuovo impulso, nuove opportunità, e sono orgoglioso e felice di aver dato con IAG un contributo, mettendo in campo per loro la mia esperienza.

 

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