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Renato Cifarelli: “Dalla passione per l’innovazione al venture capital con IAG, un’evoluzione naturale”

  • 18 Giugno 2020
  • Redazione
  • Punti di Vista

CEO della Cifarelli SPA e co-conduttore della trasmissione Le Belve su Radio Capital, Renato Cifarelli racconta il suo percorso, la formazione “sul campo”, in azienda, la passione per l’informatica e la gestione aziendale, e l’adesione a IAG, che gli permette di monitorare il mondo dell’innovazione e delle start up e, di scommettere sulla crescita di alcune di queste.

 


Qual è il tuo background?

Non ho studiato, non ne avevo voglia (erano anche anni difficili, il 1977) e ho smesso di andare a scuola (IV Liceo Scientifico) un venerdì. Il lunedì mattina ero a lavorare in fabbrica.

L’intenzione di mio padre era farmi capire quanto fosse duro il lavoro, ma io lo preferivo allo studio.

Poco dopo partii per il militare e al ritorno papà, che è stata una persona molto lungimirante, nel 1981 vedendo che ero appassionato di computer ed ero portato per quelle cose, decise di introdurre il primo sistema informatico aziendale (una follia per le nostre dimensioni a quei tempi). Iniziai così ad occuparmi di informatica, a studiare molto (ancora oggi) anche gestione aziendale nelle sue varie sfaccettature. Quella spinta all’innovazione e all’uso strategico dell’informatica non mi ha mai abbandonato.

 

 

Perché hai scelto di far parte di IAG?

Avevo amici tra i soci fondatori, che mi avevano invitato ad aderire sin da subito, ma per questioni personali non era un periodo adatto.

Appena la situazione si è risolta mi sono iscritto.

Occupandomi di innovazione e di investimenti da sempre, credo che l’iscriversi a IAG sia stata una naturale evoluzione, anche per mettere a frutto le mie precedenti esperienze di aziende fondate, con i relativi errori.

Per chi, come me, fa l’imprenditore, avere una vasta rete di relazioni, vedere da che parte si sta muovendo il sistema delle start up, avere occasione di incontrare tante persone con le loro idee e confrontarsi, è un’attività di grande valore aggiunto.

E in parte anche un modo per fare un po’ di give-back, visto che sono stato fortunato.

 

 

 

Cosa apprezzi di più dei servizi offerti dalla vita associativa IAG?

Come detto, certamente la rete è fondamentale, ma anche e soprattutto le riunioni di screening permettono di educarsi ad analizzare le idee di business in modo distaccato anche nelle proprie attività.

Fare il business angel con IAG per chi, come me, lo fa non come attività principale, permette poi una grande tranquillità dal punto di vista legale, di monitoraggio degli investimenti, di filtro per le occasioni che si presentano.

Nel tempo ho imparato un po’, ma i tecnicismi legali per l’ingresso in una start up non sono così semplici, per proteggere il proprio investimento.

E le attività di screening (alle quali partecipo quando posso) richiedono molto tempo, avere persone che stimi e di cui ti fidi che lo fanno per te è un grande valore aggiunto.

 

Quali caratteristiche/soft skills dovrebbe avere un imprenditore per attrarre investimenti?

Essere “vero”, prima di tutto, credere per primo nel proprio progetto.

Poi è indubbio che vince chi è bravo nell’esecuzione del progetto, rispetto a chi ha idee brillanti che non riesce a sviluppare. E poi il team: il team fa tutto. È così anche nelle grandi organizzazioni, figuriamoci quando i collaboratori si contano sulle dita di una o due mani.

Può sembrare assurdo se dovessi dare delle priorità: esecuzione – team (e sua gestione) – idea di business. Quindi “idea” per ultima.

La più bella idea del mondo in un cassetto non serve a nulla. Una bozza di idea con un ottimo team che la porta avanti e la adatta al mercato, può essere vincente.

Poi rimangono i fattori “fortuna” e “tempo”, inteso sia come momento in cui si sviluppa l’idea, sia la velocità.

 

Tu che sei imprenditore di un’azienda consolidata, quali sono le sfide per una nuova realtà?

La prima sfida è creare il team, poi iniziare con prove ed errori (dai quali si deve imparare: mai innamorarsi delle proprie idee!) ed avere un’idea di come monetizzare.

La mia prima domanda quando mi presentano un’idea è sempre: “Chi paga?”.

Perché per un prodotto o un servizio, si deve trovare qualcuno disposto a pagare per quello che si offre. Non importa se l’idea è bellissima e “serve”. Se nessuno è disposto a pagare è inutile.

Perché gli stipendi, gli affitti, le spese vanno pagate.

Poi abbiamo anche aziende unicorno che non hanno mai guadagnato nulla, ma sono casi rarissimi, magari si scontano futuri monopoli, ma in quello forse sono un po’ all’antica e preferisco aziende che, come prospettiva, guadagnino e che non brucino cassa.

 

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