16 maggio 2024

"Chiedere Aiuto è un Atto di Forza”: L'Inspirazione di Lidi Grimaldi dal Branding all’Angel Investing



Da oltre 15 anni Lidi Grimaldi si occupa di strategia per la valorizzazione del brand come asset e acceleratore di crescita per il business. Oggi è CEO di Interbrand Italia, lavora principalmente su progetti di innovazione e change management per aziende internazionali nei settori più diversi. Appassionata sostenitrice del Venture Capital come strumento necessario per generare un impatto sociale positivo ad ampio spettro. Conosciamola meglio.

Puoi raccontarci il tuo percorso professionale e quali sono le principali sfide o ostacoli che hai dovuto superare?

Mi sono trasferita a Milano a 18 anni per laurearmi all’Università Bocconi. Un desiderio più dei miei genitori che mio, a dire il vero, ma oggi li ringrazio.

Proprio lì ho mosso i miei primi passi professionali, lavorando in SDA Bocconi e in Università come ricercatrice e docente per 5 anni, dopo una tesi sperimentale sul ruolo delle emozioni nei comportamenti di acquisto.

L’Accademia è stata una palestra fondamentale per la mia crescita professionale, ma non avevo “il fuoco sacro”. Da sempre appassionata di creatività come strumento strategico e d’innovazione, ho iniziato la carriera di brand consultant in Interbrand. Qui ho potuto realizzare il mio sogno: lavorare su sfide di business, per clienti nazionali e internazionali, con la lente del brand. In ultima istanza, il brand è arte e scienza.

Più che di ostacoli, parlerei di sfide; sono queste che alla fine ti fanno crescere e sì, sono state molteplici.

Di natura personale, perché per lungo tempo ho pensato di non essere all’altezza e di non essere abbastanza. Di contesto, perché non è stato semplice iniziare da sola, senza nessuna rete di protezione, in un ambiente sociale e professionale distante dal mio background.

Qual è il tuo punto di vista sull'importanza della diversità e dell'inclusione nell'industria del branding e della consulenza strategica, e come pensi che possa influenzare il successo a lungo termine delle aziende in questo settore?

La mia utopia è che non si dovrebbe neanche più parlare di diversità e inclusione, nel mondo del lavoro e non solo, dovrebbero essere concetti dati. Ma appunto è un’utopia, non è ancora così e siamo lontani dall’apprezzarli come dei must have, sebbene molti passi avanti siano stati fatti, fortunatamente.

Non credo che ci sia “un lungo termine” per le aziende e i settori che non ne facciano un must della propria cultura e comportamento aziendale. Senza diversità e inclusione non esiste dibattito costruttivo, non esiste innovazione, quindi, crescita e successo di business.

Nel 2020 sei stata selezionata tra le "100 donne di successo" da Forbes Italia, un notevole riconoscimento. Quali sono stati i principali principi guida o strategie che hai seguito per raggiungere il successo nella tua carriera, e come pensi che possano essere applicati da altre donne?

Sì, questo riconoscimento mi ha sorpresa e certamente molto onorata, ma è nella sorpresa che ho trovato un grande insegnamento. Spesso molte di noi non credono intimamente di meritare il successo, è questo è molto sbagliato perché ci crea una zavorra, non ci permette di volare alto e in alto.

Ho iniziato a lavorare in un mondo molto maschilista e più volte – da giovane – in alcune aziende non avevo neanche la possibilità di parlare, ma solo di prendere nota.

Fortunatamente, sono stata supportata e ispirata da grandi mentori – uomini e donne – che mi hanno aiutata a credere che la mia voce e il mio punto di vista erano importanti.

Nel mio piccolo quello che ho imparato e che voglio condividere è che la paura esiste, è un’emozione dell’essere umano e come tale si deve accettare, ma deve essere una forza motivante, altrimenti è una perdita di tempo.

“Appassionata sostenitrice del Venture Capital”, recentemente sei diventata anche business angel di Italian Angels for Growth (IAG). Cosa ti ha spinto a fare questo passo e qual è stata la tua motivazione principale?

Passione per l’innovazione, le grandi idee e il rischio.

Grazie a IAG ho la possibilità di essere esposta a tutto questo, di imparare e di crescere.

Spesso il mondo delle grandi aziende è ingessato, ma le idee che corrono veloci e trovano applicazione concreta sono il futuro. Mi interessa molto la contaminazione tra la scala e l’impatto delle grandi aziende e la scalabilità delle grandi idee.

Quali sono i settori o le tendenze emergenti nel mondo delle startup che ritieni particolarmente interessanti e perché?

Bio-tech, Cyber Security, E-health sono gli ambiti che mi interessano di più in questo momento per l’impatto enorme che hanno sul progresso sociale e, quindi, sul nostro futuro.

La semplicità e la rilevanza del racconto di una proposizione di valore spesso complessa, un target insight chiaro (aka un branding dell’idea forte), un business plan solido che si articoli per scenari di rishio/probabilità e certamente la scalabilità del business sono a mio avviso elementi chiave – non mutualmente esclusivi - a cui prestare attenzione nella presentazione della propria start-up.

In una recente intervista hai affermato che il traguardo personale di cui sei più orgogliosa è diventare sicura nel chiedere aiuto quando ne hai bisogno. Hai qualche consiglio finale o ispirazione che desideri condividere con altre donne che stanno perseguendo il successo nella loro carriera professionale?

Credere nel proprio intuito e avere sete di conoscenza.