6 giugno 2023

Diversità e differenze: una ricchezza da valorizzare



L’importanza della cultura dell’inclusione spiegata da chi è stata abituata sin da bambina a gestire le disuguaglianze e a combattere contro gli stereotipi, per seguire le proprie aspirazioni.

Maria Laura Albini è una professionista con oltre venti anni di esperienza in ambito Sales & Marketing in società di consulenza e aziende leader a livello internazionale, per le quali ha ricoperto ruoli apicali con crescente responsabilità. Attualmente ha lasciato la carriera corporate per dedicarsi ad una serie di iniziative imprenditoriali, sia a livello di consulenza direzionale che di startup come mentor e/o investor.

È Partner di ARAD Digital, una boutique di consulenza indipendente, fondata insieme ad ex colleghi e prime linee del gruppo YOOX. La startup è specializzata nel supportare le aziende in momenti di trasformazione, sfruttando al meglio le opportunità derivanti dall’utilizzo avanzato dei canali digitali. Conosciamola meglio in questa intervista.

Ti definisci una persona innovativa guidata dalla filosofia del give-back. Puoi raccontarci qualcosa in più sul tuo background e percorso professionale?

Certamente, anzi vi ringrazio per darmi la possibilità di farlo. Sono nata e cresciuta in provincia di Milano, da madre straniera e padre sordo, sin da bambina sono stata abituata a gestire le diversità e le differenze culturali in un contesto internazionale e spesso ad andare controcorrente rispetto ai canoni socialmente imposti, per seguire le mie inclinazioni.

Mio nonno paterno era una persona semplice ma allo stesso tempo visionaria, è stato uno degli eroi della resistenza lombarda, uno più avanti rispetto alla propria epoca e mi ha trasmesso la voglia di fare, di aiutare gli altri, di affermarsi e la passione per l’innovazione. A dieci anni, nel 1990, infatti, mi regalò il PS/1 dell'IBM, un oggetto per me magico, con i videogiochi e i diversi programmi Microsoft, che mi permisero di prendere confidenza con le prime soluzioni tecnologiche. A quindici anni avevo già le idee ben chiare su cosa mi sarebbe piaciuto fare da grande: ero convinta che avrei aperto un’azienda tutta mia, una società che avrebbe avuto una forte connotazione tecnologica. Per questo motivo, al contrario di tante amiche e amici che hanno scelto studi classici, ho deciso di iscrivermi all'ITIS (Istituto Tecnico Industriale Statale), con indirizzo informatica,dove ho sviluppato l’interesseper tutto ciò che si può fare con un computer, che mi ha permesso di crescere nel mio percorso professionale, grazie all'analisi dei processi aziendali data driven e dei sistemi di Customer Relationship Management.

Dopo l’ITIS, nonostante avessi ricevuto già diverse offerte di lavoro da importanti aziende, mi sono iscritta all’Università Bocconi di Milano dove ho avuto la possibilità di studiare all’estero alla UCLA a Los Angeles, frequentando un corso di e-Commerce, che è stato il mio ultimo esame prima di laurearmi a pieni voti in Economia Aziendale, con specializzazione sui sistemi informativi. Successivamente, ho iniziato a collaborare con Innext, società di consulenza aziendale e strategica, per poi passare in Accenture, all’interno della quale ho lavorato per 5 anni, cimentandomi con i settori più disparati: da telecomunicazioni/media, al mondo del banking, passando dal Retail. Nel 2010, sono entrata come responsabile del CRM in YOOX, per la quale ho seguito la parte di set up e implementazione sia per il business multimarca che monomarca, è stata una piccola startup all’interno di un gruppo già molto importante all’epoca. Nel 2015, ho accettato la proposta di FC Internazionale Milano, creando il nuovo dipartimento CRM e Marketing della società e contribuendo al lancio della Media House, i cui presupposti erano quelli di produrre contenuti di qualità, esperienze uniche e innovativi modelli di engagement per i tifosi interisti. Anche qui, seppure in un contesto strutturato, le attività che ho seguito sono state impostate da zero, con una mentalità da startupper.

Prossima ai quarant’anni, mi sono chiesta dove fosse finito il sogno che avevo da piccola di diventare imprenditrice e di fondare un’azienda tutta mia. Così tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020, insieme a vecchi amici di YOOX, abbiamo sviluppato il nostro progetto, ARAD Digital, inizialmente con non poche difficoltà dovute alla pandemia e i conseguenti tagli che le aziende nostre clienti avevano apportato ai loro budget. Tutto ciò ci ha spinto ad innovare il nostro modello di offerta, partito dalle attività di pure advisory, per offrire anche attività di temporary management per garantire la messa a terra delle iniziative proposte durante i nostri workshop di consulenza direzionale. Supportiamo diverse realtà nella transizione digitale. Oggi contiamo un team di 30 persone tra consulenti e collaboratori e la crescita che stiamo vivendo è davvero sorprendente ed emozionante per chi come me e i miei soci ha visto la startup nascere ed ampliarsi così velocemente e in così poco tempo.

Alla vocazione imprenditoriale, affianco la mia volontà di sostenere giovani, donne, uomini e le loro startup, nei propri percorsi di crescita perché la filosofia del give-back ha sempre fatto parte di me, mi piace aiutare le persone a migliorarsi e a rincorrere le proprie aspirazioni, sfruttando il proprio potenziale. Il mio percorso non è stato privo di difficoltà, anzi, sono molti gli ostacoli che ho dovuto affrontare per conquistare le diverse posizioni lavorative che ho ricoperto nel corso degli anni. Con la mia storia, vorrei essere di ispirazione per altre persone e, per questo motivo, ho deciso di entrare a far parte di programmi di tutoraggio e formazione, con diverse realtà, tra cui Associazione Accenture Alumni, per la quale sono stata recentemente nominata consigliere nel comitato di indirizzo, La Carica delle 101, Startup Bootcamp Fashion Tech, Valore D, SheTech, Young Women Network, WeSportUp e WomenXimpact. Inoltre, sostengo le idee imprenditoriali e la nascita di nuovi business attraverso Encelado Venturesche supporta startup in early stage e IAG di cui ho il piacere di essere socia. Da diversi anni, insegno e attualmente sono Direttrice Scientifica di BEAT Academy, un programma professionalizzante organizzato da H-FARM e accetto sempre molto volentieri gli inviti di Bocconi e SDA Bocconi per spiegare agli studenti che cos’è l’omnichannel CRM e Marketing, attraverso casi concreti su cui ho avuto modo di lavorare con la mia società di consulenza.

Tra le più giovani Business Angel di Italian Angels for Growth (IAG). Come nasce la tua passione per il mondo delle startup e cosa apprezzi di più del far parte di una realtà oramai consolidata nel settore del Venture Capital come IAG?

Amo il mondo delle startup da sempre, perché mi piace fare accadere le cose. Pensare ad un’idea e vederla concretizzarsi, trovo sia l’equivalente del realizzare un piccolo miracolo e ho avuto esempi in famiglia e nel mio cerchio stretto di amicizie o relazioni lavorative che mi hanno dato la forza di intraprendere per me stessa questo percorso.

Mi ricordo anche il momento esatto in cui è nata questa idea. Avevo 15 anni, ero negli States a trovare i miei cugini americani, eravamo andati a Washington per l’Indipendence Day e non so esattamente cosa sia scattato in me; forse il fatto di vedere negli Stati Uniti un’apertura mentale che in Europa, in quegli anni, non c’era o forse la perfetta organizzazione e realizzazione di un evento a cui partecipavano migliaia di persone, hanno fatto nascere in me il desiderio di poter costruire una mia società, di diventare una figura di riferimento nel mio campo di studio. La sera quando ne parlai al cugino di mia madre, che viveva lì già da diversi anni post 1989, quando a causa del regime comunista dovette lasciare la Romania, mi provò a dissuadere in qualunque modo, dicendo che è molto difficile per una donna acquisire ruoli dirigenziali, che tante persone avrebbero tentato di ostacolarmi. Forse, però, proprio le sue parole hanno contribuito, insieme al resto, ad alimentare il mio desiderio imprenditoriale; per dimostrare in primis a me stessa il mio valore e il contributo che avrei potuto creare per la società.

Con questa idea in testa, mi sono dedicata al mondo delle startup a partire dalla mia tesi di laurea, il cui tema era il lancio di un nuovo business per la produzione di videogiochi 2D e 3D per mobile. Ho iniziato come Mentor con Startup Bootcamp Fashion Tech, Bocconi4Innovation, e WeSport Up, per poi lanciare insieme ad altri ex YOOXers Encelado Ventures. Inoltre, sono anche stata commissario esterno del Comune di Milano per l’assegnazione di un bando dedicato alle startup durante il periodo del covid.

Quando ho deciso di entrare in un gruppo strutturato di business angel, ho scelto IAG tra le diverse realtà esistenti in questo ambito, perché è uno dei punti di riferimento del settore. Seguivo IAG da diversi anni poiché avevo avuto la fortuna di incrociare nel mio percorso professionale alcuni dei founder, in particolare Lorenzo Franchini, Paola Bonomo e Enrico Castellano, nonché soci storici quali Stefano Papini e Francesco Acabbi, amici e ex colleghi di Accenture, che nel corso degli anni, mi hanno sempre tenuta aggiornata sugli sviluppi di questo bellissimo progetto.

IAG, per me è, prima di tutto, give back, ovvero aiutare il mondo delle startup a crescere. Oltre a questo, offre la possibilità di effettuare investimenti coinvolgendo capitali privati, al servizio di startup innovative in aziende dei settori Life Science, Deep Tech, Digital e Fintech ed di entrare in un network di professionisti del settore. Inoltre, IAG mi permette di essere costantemente aggiornata sui trend tecnologici e sul mondo Venture Capital in generale, mondo ancora poco sviluppato in Italia. IAG lavora ogni giorno per costruire un futuro in cui l’innovazione disponga delle risorse necessarie per avere un impatto positivo sulla società e mi sento molto allineata con questa visione. Gli investimenti in Ricerca&Sviluppo in Italia rispetto agli altri paesi europei e al resto del mondo sono ancora bassi, il nostro tessuto industriale è composto principalmente da piccole e medie imprese tradizionali, spesso poco inclini al cambiamento. Il mercato, però, ci sta chiedendo di ridefinire le regole del gioco, non solo a livello finanziario, ma anche di sostenibilità del business e le aziende, se vorranno continuare ad essere competitive, dovranno innovare, per avere un modello di business solido nel lungo periodo. Investire in startup innovative è un modo per farlo!

Al fianco della comunità, da poco impegnata con “Mentorship Milano”, un progetto realizzato da donne per le donne, con l’obiettivo di aiutarle a valorizzare il proprio talento per realizzare i propri sogni. In IAG la percentuale femminile di business angel donne è cresciuta negli ultimi anni, così come nei progetti imprenditoriali analizzati e quelli in cui i soci hanno investito con almeno una founder donna. Qual è il tuo consiglio per le donne che desiderano approcciarsi al mondo degli investimenti o vorrebbero realizzare un progetto imprenditoriale?

Personalmente sostengo attivamente l’importanza e la ricchezza della diversità di genere e il potenziamento della leadership al femminile attraverso programmi di mentorship come quello promosso insieme al comune di Milano, per sensibilizzare e influenzare i cittadini sul tema degli stereotipi, per incidere positivamente sulle condizioni delle giovani donne, valorizzare il loro ruolo nella società e contribuire al superamento del divario di genere nell'ambiente lavorativo.

Sono convinta che l’insegnamento della parità di genere dovrebbe essere fatto già da bambini e, per questo motivo, sono diventata mentor per Inspiring Girls, il programma fondato da Miriam González Durántez e promosso nel nostro Paese da Valore D, che porta nelle scuole medie storie di donne, raccontate dalle protagoniste, per incoraggiare ragazze e ragazzi a seguire le proprie aspirazioni e ambizioni, liberi da stereotipi di genere.

Ho sempre lottato in prima persona contro le diversità e gli stereotipi di genere, scegliendo degli studi e una carriera lavorativa considerati prettamente maschili. All’inizio del mio percorso professionale, la supremazia maschile in ruoli di comando era evidente e numerose sono state le discriminazioni che ho dovuto affrontare. La direzione da seguire però l’ho sempre avuta ben chiara in testa e la perseveranza e il duro lavoro mi hanno permesso di crescere sia come persona sia nel lavoro e di raggiungere gli obiettivi che mi ero prefissata. Con la mia storia e i programmi di mentoring, il mio intento è quello di trasmettere alle nuove generazioni, e in particolare alle ragazze, che non esistono lavori o attività da maschio o da femmina, che è fondamentale non lasciarsi influenzare dai pregiudizi e non limitare mai la propria libertà di scelta e i propri sogni.

Il mio consiglio per chi vuole approcciarsi al mondo degli investimenti è quello di rivolgersi ad associazioni come IAG che consentono di capire le logiche e il funzionamento di questo mondo e dove ci sono professionisti di diversi settori in grado di valutare i differenti investimenti. Per chi, invece, non avesse la disponibilità economica per farlo, iniziare a collaborare come mentor nei vari acceleratori esistenti tra cui, ad esempio, Bocconi4Innovation e StartupBootCamp FashionTech è sicuramente un modo per iniziare ad entrare in contatto con i founder e con le varie iniziative imprenditoriali. Specialmente per chi aspira a realizzare un progetto imprenditoriale, consiglio di approcciare in maniera professionale questo percorso, perché non basta avere buone idee. La differenza tra un progetto vincente e uno che non lo è, sta in una formula magica composta da: formazione, composizione del team bilanciata, prodotto o servizio con un mercato potenziale interessante e perfetta execution.

In un tuo recente post su LinkedIn, hai ricordato che sei molto vicina alla comunità dei sordi poiché tuo padre è sordo e lo era anche il tuo padrino. Quanto è importante saper ascoltare e soprattutto come potremmo realizzare una società realmente inclusiva, alla portata di tutti?

Per me sapere ascoltare è fondamentale, ma spesso l’egocentrismo moderno ovvero il bisogno di stare al centro dell’attenzione costantemente ci spinge più a parlare di noi e ascoltare meno gli altri. Lo ha riassunto bene Goethe quando disse “Parlare è un bisogno, ascoltare è un’arte”.

A mio parere, l'ascolto è la prima e più importante azione da imparare per poter migliorare la propria capacità di entrare in contatto con le altre persone. Sentire non equivale ad ascoltare, infatti l’ascolto attivo è caratterizzato da un atto volontario grazie al quale si decide di prestare attenzione ai suoni che ci circondano, attraverso la sensibilità e l’intelligenza di cui siamo dotati. I sordi possono fare qualunque cosa tranne che sentire, questo è un insegnamento che mi porto nel cuore e che implica anche che chiunque può fare tutto quello che si prefigge di fare se affronta le situazioni con passione, coraggio e determinazione.

Saper ascoltare bene è un’abilità che può essere allenata con l’esercizio e la pratica. Questa cosa l’ho imparata da piccola, da un lato dai racconti di mio padre e mio padrino, entrambi sordi dalla nascita, per i quali il silenzio è stato il loro compagno di giochi e dall’altro da mia madre, nata e cresciuta in un altro paese, con una cultura e una lingua diversa. Personalmente, quindi, ho sempre dato un’importanza assoluta alle parole e all’ascolto, perché permettono di entrare in empatia con l’altra persona, aspetto ancora più importante nel caso di persone non udenti, ma valido per tutti. Ascoltare attivamente significa dimostrare interesse verso chi si ha di fronte, dargli importanza, fare attenzione a ciò che sta dicendo, provando a capire quello che pensa e come affronta le situazioni. Questo genera fiducia e accoglienza reciproca e di conseguenza relazioni sincere e più forti tra le persone. Se tutti noi dedicassimo più tempo all’ascolto attivo, ci aiuterebbe a promuovere la coesistenza e la valorizzazione delle differenze della nostra società attraverso una revisione critica delle categorie convenzionali, contrastando le discriminazioni e l’intolleranza prodotte da giudizi, pregiudizi, razzismi e stereotipi, che rispecchia anche la definizione di inclusività secondo Treccani.

Colgo l’occasione di questo articolo per fare un appello a tutti voi. Mio padrino, a cui tenevo tantissimo, è purtroppo venuto a mancare lo scorso anno, lasciandoci in eredità il suo bel progetto da portare avanti, progetto che tutti voi potete sostenere con un piccolo gesto donando il vostro 5x1000 per supportare CABSS, associazione che ha l’obiettivo di supportare bambine e bambini sordi e sordociechi, dando loro gli strumenti necessari per esprimere al massimo le loro potenzialità, affiancati da genitori consapevoli. É sufficiente comunicare al commercialista o al CAF il codice fiscale 97350450587 da inserire nella dichiarazione dei redditi: un piccolo gesto che può fare la differenza per qualcuno in difficoltà. Grazie anticipatamente a tutti coloro che mi aiuteranno a diffondere questo messaggio.