24 febbraio 2021

Laura De Chiara: “Non credere a chi ti fa pensare di non potercela fare!”



Imprenditrice, Executive Coach, Business Angel e figura impegnata nella promozione di tematiche legate a sostenere lo sviluppo professionale femminile. In questa intervista a Laura De Chiara, parleremo della sua esperienza in IAG come membro del Comitato di Screening e Champion di Hypersurfaces, e di quanto strada ancora c’è da percorrere per valorizzare il talento delle donne, penalizzate dall’emergenza sanitaria che non ha fatto altro che amplificare il grande divario che caratterizza la struttura occupazionale in Italia.

Qual è il tuo background?

Foggiana d’origine, Napoletana d’adozione, sono sempre stata appassionata di Organizzazioni e di Mercati. Mi sono laureata a Napoli in Economia e Commercio e grazie ad una borsa di studio ho proseguito i miei studi a Milano frequentando un Master in Marketing e Comunicazione d’Impresa. Ho lavorato per più di 20 anni nel Marketing Strategico in aziende differenti dove ho avuto la fortuna di seguire lo sviluppo di nuovi mercati, approfondire logiche di consumo e conoscere a fondo i diversi canali di distribuzione. Sono diventata dirigente molto giovane e ho subito imparato che non esistono grandi aziende ma grandi Team. Mi sono appassionata allo sviluppo del capitale umano al punto di decidere di lasciare l’azienda per studiare ancora e prendere differenti certificazioni per dare un metodo alla mia esperienza con il people management.

Imprenditrice, Executive Coach, Business Angel e Consulente in Strategie di Impresa e Marketing. Come gestisci le complessità crescenti?

Non le gestisco! Sono del parere che non esistono formule per la gestione delle complessità. Se intendi come seguo attività diverse allora ti dico che seguo le mie passioni, da un lato le idee e i cambiamenti di mercato, dall’altro le persone e la loro crescita professionale. Se invece ti riferisci alle difficoltà crescenti degli scenari economici, raccolgo le sfide con grande curiosità e non provo mai a resistere. Quando il cambiamento arriva l’unica cosa che possiamo fare è accettarlo e prima ci facciamo amicizia prima impariamo a gestirlo sviluppando nuove abilità.

In IAG fai parte del Comitato di Screening, organo di 7 senior member che seleziona le opportunità di investimento che vengono poi presentate ai soci IAG riuniti in plenaria. Quali sono i punti in comune tra le startup di successo e quali quelli di debolezza?

Passione, Visione, Team, Fortuna. Per le debolezze…facile valutarlo a posteriori ma dovendo forzare una risposta direi l’Ego di alcuni imprenditori, l’impazienza e a volte la confusione tra un buon market test con una visione strategica.

Sempre in IAG ricopri il ruolo di Champion di Hypersurfaces, startup pioniera nella tecnologia avanzata dei sensori. Puoi raccontarci questa esperienza e le sfide che comporta?

Hypersurfaces ha cambiato pelle varie volte in questi anni. È un’esperienza bellissima, è come aver seguito start up diverse in questi anni. Esserci nei momenti giusti è stato importante e i momenti giusti spesso non sono stati solo gli incontri con possibili investitori per ipotetiche exit ma al telefono a supportare gli inevitabili momenti di temporaneo sconforto.

Le sfide oggi sono quelle di avere una tecnologia visionaria che continua a sviluppare nuovi ambiti di applicazione. Il founder e il suo team stanno ora lavorando sulla context awareness e sulle possibili integrazioni tecnologiche…è davvero affascinante e i risultati sono già davvero promettenti. Il team potrebbe continuare all’infinito. La sfida è riuscire ad individuare la famosa killer application, ma ci vuole anche la fortuna di essere sulla strada giusta di un giusto interlocutore per chiudere il prossimo step.

Dei 444mila occupati in meno registrati in Italia in tutto il 2020, il 70% è costituito da donne. Da figura impegnata nella promozione di tematiche legate a sostenere lo sviluppo professionale femminile, quali pensi siano gli ostacoli, i pregiudizi e gli stereotipi ancora da superare nel nostro paese per tutelare le donne?

Purtroppo, l’emergenza sanitaria non ha fatto altro che amplificare il grande divario che caratterizza la struttura occupazionale in Italia: le donne sono occupate soprattutto nel settore dei servizi, che hanno avuto il crollo più importante; hanno contratti più precari e instabili, e come non bastasse, non hanno retto all’enorme incremento del carico familiare durante la pandemia. La sovraesposizione delle donne nella cura domestica e parentale è un tema culturale che ha dimostrato tutta la sua pericolosità, una vera bomba che ci è scoppiata tra le mani.

Dalle donne si è preteso il maggior sacrificio. Nel momento in cui i sistemi di sostegno che rendevano possibile il lavoro delle donne, la scuola, le tate e i nonni, sono venuti meno per il lockdown si è squarciato il velo sulle reali conquiste di parità di ruolo che credevamo di aver raggiunto. La parità deve iniziare dal nucleo familiare… e proseguire nelle politiche di Governo.

Gli ultimi due anni saranno ricordati anche per la straordinaria rilevanza acquisita da alcune donne, che oggi ricoprono incarichi di vertice a livello mondiale. Quali sono i principali consigli che daresti alle donne per valorizzare il loro talento?

Non inseguire modelli di riferimento maschili, ma sviluppare il proprio. Il talento va coltivato esattamente come un corpo atletico: allenarsi a competere, creare connessioni, non smettere di crescere e di imparare, non guardarsi intorno…ma solo avanti e soprattutto non credere a chi ti fa pensare di non potercela fare!